Via G. Garibaldi, 56 - 40056 Valsamoggia loc. Calcara di Crespellano (Bo) | info@teatrodelletemperie.com
  • il circo capovolto
the poster:
DATA - DISPONIBILE SU RICHIESTA
 
liberamente tratto dal romanzo di Milena Magnani

di e con Andrea Lupo
diretto da Andrea Paolucci
disegno luci e suoni Andrea Bondi
una produzione Teatro delle Temperie
in collaborazione con Teatro dell'Argine
con il sostegno della Provincia di Bologna e della Regione Emilia Romagna
credits:
  • category: Prosa
  • year: 2011
  • directed by: Andrea Paolucci
  • written by: Andrea Lupo
  • a production: Teatro delle Temperie e Teatro dell'Argine
the plot:

Questo spettacolo arriva come il risultato di un percorso iniziato insieme all'autrice nel 2008, anno di pubblicazione del romanzo e dell'elaborazione di una lettura drammatizzata che ha accompagnato in tutta Italia la presentazione del romanzo stesso.
Branko Hrabal, rom proveniente dall'Ungheria, giunge dopo un lungo viaggio in un campo nomadi alla periferia di una grande città dove dapprima sembra abbandonarsi all'inedia e alla desolazione, poi, grazie al circo fatiscente ereditato da suo nonno, e alla curiosità dei bambini del campo sembra poter ritrovare una speranza, un significato, una nuova vita.
Lo spettacolo nasce, prima di tutto, dalla curiosità verso un popolo, quello Rom, che pur vivendo all'interno della nostra comunità, non ne ha mai veramente fatto parte e ha nei secoli mantenuto la propria identità pur mescolandosi e immergendosi in culture diverse, fra popoli differenti. Le differenze sono il vero filo rosso di questo spettacolo.
Le differenze come valori aggiunti e non come ostacoli, non come limiti invalicabili, non come pretesti per allontanarsi. Le differenze come occasioni, come opportunità, come incontri. Differenze fra le stesse persone che vivono all'interno dei campi; fra chi vive nei campi e chi vive fuori dai campi. Differenze fra chi arriva nei campi e chi nasce già nei campi e da lì non ha nessuna speranza di andarsene. Differenze fra chi non è neppure più in grado di immaginare una differenza per se, per la propria famiglia, per la propria gente e chi invece riesce ancora a vedere negli occhi curiosi dei bambini una possibilità di futuro e forse di riscatto.

lo spettacolo
uno spettacolo intenso ed emozionante
 
un vortice in cui memoria, appartenenza, famiglia e sangue si mescolano a guerra, deportazioni, tradimenti, fughe e vendette
 
un circo costretto in dieci scatoloni in attesa di liberare tutto il suo carico di storie di umanità, di gioia e leggerezza
 
un uomo in fuga che si racconta a un gruppo di bambini di un campo rom e lascia a loro in eredità quegli scatoloni che oltre a un circo contengono tutta la storia della sua famiglia
 
sette bambini con occhi pieni di incantamento trovano finalmente fra un trapezio, cinque clave  e qualche vecchio costume una nuova speranza di riscatto e di felicità.
 
Branko Hrabal è morto, sette pugnalate lo hanno ucciso fuori da un campo nomadi 
vicino al suo corpo c’è Senija, una bambina che lo guarda come aspettando che si svegli
 
Branko è arrivato in quel campo  con i dieci scatoloni del circo ereditato da suo nonno
 
nel campo ha trovato un gruppo di bambini curiosi  che lo hanno quasi obbligato a raccontare  la storia di quegli scatoloni
 
e raccontando Branko ha potuto trasmettere a quei bambini  una possibilità di futuro, forse di riscatto
 
nascosti nelle cantine di un vecchio palazzo abbandonato i bambini ispirati da Branko hanno lavorato sodo e hanno dato vita ad un nuovo circo
 
un circo sottoterra, un circo capovolto
note di regia

Questo spettacolo arriva come il risultato di un percorso iniziato insieme all’autrice, Milena Magnani, nel 2008, anno di pubblicazione del romanzo e dell’elaborazione di una lettura drammatizzata che ha accompagnato in tutta Italia la presentazione del romanzo stesso.

Lo spettacolo nasce, prima di tutto, dalla curiosità verso un popolo, quello Rom, che pur vivendo all’interno della nostra comunità,  non ne ha mai veramente fatto parte e ha mantenuto nei secoli la propria identità pur mescolandosi e immergendosi in culture diverse, fra popoli differenti. Le differenze sono il vero filo rosso di questo spettacolo. Differenze come valori aggiunti e non come ostacoli, non come limiti invalicabili, non come pretesti per allontanarsi. 

Differenze come occasioni, come opportunità, come incontri. Differenze fra le persone che vivono all’interno dei campi; fra chi vive nei campi e chi vive fuori. Differenze fra chi arriva nei campi e chi nasce già nei campi e da lì non ha nessuna speranza di andarsene. Differenze fra chi non è neppure più in grado di immaginare una differenza per se, per la propria famiglia, per la propria gente e chi invece riesce ancora a vedere negli occhi curiosi dei bambini una possibilità di futuro e forse di riscatto.

Andrea Lupo

Incontro il testo di Milena perché me lo regala una mia giovane amica. Ha gli occhi ancora rossi per la commozione e mi dice che è un romanzo “scritto apposta per te: parla di bambini, circhi e campi Rom”. Inizio la lettura un po’ scettico: cosa c’entro io con questo Branko, e con Senija, Ibrahim e il vecchio Nap apó e il suo strampalato Kék Cirkusz? E mentre mi faccio queste domande leggo di padri e figli, di regole dure da rispettare e giuramenti difficili da mantenere. Ed è una favola, ed è una parabola, ed è un romanzo, ed è una confessione. Ed è ironico, ed è malinconico, ed è comico, ed è cattivo. Ed è leggero, magico e ti si appiccica dentro facendoti vacillare, inesorabilmente.

E sembra proprio scritto per te.

Arrivo in fondo tutto d’un fiato e proprio in quel momento mi chiama Andrea Lupo e mi dice “ho finalmente trovato il testo giusto per lavorare insieme”. Mi asciugo gli occhi e rispondo d’un fiato: “Arrivo!”.

Andrea Paolucci

il video
rassegna stampa

La magia del circo capovolto
di Massimo Marino - Controscene

Dolcezza e violenza, incanto e durezza. In una periferia di tralicci, rifiuti, baracche, roulotte sfasciate, con palazzoni sullo sfondo, fango e erbacce sotto i piedi, si svolge quel romanzo meraviglioso che è Il circo capovolto (2008) della bologneseMilena Magnani. La storia di Branko Hrabal che scoprì di essere Rom a trent’anni, abbandonò un lavoro normale e chiese ospitalità in un campo di nomadi, con i bambini incantati dalla storia che promette di rivelare e che narrerà a poco a poco, con gli adulti duri e diffidenti, con un carico di odio e vendette che risale indietro nel tempo verso la Grande Storia, è diventata ora un bello spettacolo, dal ritmo stringente e coinvolgente. Con la regia di Andrea Paolucci e l’interpretazione intensa di Andrea Lupo, è andato in scena all’Itc Teatro di San Lazzaro.


È una coproduzione del Teatro dell’Argine con il Teatro delle Temperie di Calcara, un centro della provincia bolognese. Entrambe sono strutture che, su scala diversa, lavorano molto con quello che si chiama territorio, cercando di entrare nella società, nelle sue contraddizioni, indagando l’esclusione e la differenza. Paolucci e Lupo da tempo complottavano di lavorare insieme. Nell’aneddotica si legge che proprio appena uno aveva finito di leggere il bel romanzo, rimanendone stupito e affascinato, l’altro gli aveva telefonato proponendogli di lavorarci sopra. La cosa è accaduta quasi subito, di necessità, e ne è venuto fuori un lavoro felice, calamitante.


Branko ci racconta la sua vicenda, simile a una favola nera, in una lunga sospensione del momento della morte. In luci diacce, tra suoni (leggermente) stridenti, incombenti, sottilmente feroci, ci dice di essere stato colpito con sette coltellate e di vedere già due volpi che devono traghettarlo oltre il ponte nero. Torna indietro, al momento dell’arrivo al campo Rom, con i suoi dieci misteriosi scatoloni, con i bambini che si raccolgono subito intorno a lui, con gli adulti che lo guardano con dura diffidenza, con il capo che lo respinge nei margini dell’accampamento, nel fango. Con alternarsi di luci e di modulazioni della voce, ripercorre una storia che rimanda a prima della seconda guerra, quando la sua famiglia girava il centro Europa con un grande fantastico circo, guidato dal nonno, magico patriarca con un grande cappello luminoso. Rievoca la militarizzazione delle città e delle strade, l’inizio del conflitto, le notizie dei rastrellamenti e dei campi di concentramento per i nomadi, una delle “razze inferiori”; il tentativo di fuga e il tradimento di Lazlo, l’amico-Caino.


Incrocia alla storia passata quella della sua nuova baracca, ai margini del campo, a fare una nuova vita: non più lavoro ma far-nulla, fumare, bere… E ogni tanto, di nascosto, con i bambini ritrovarsi in un capannone abbandonato a narrare la storia.

I ritmi, i piani si alternano e incrociano, avvolgendo lo spettatore. Fino al finale del tradimento del nonno, della morte nei campi nazisti degli artisti del circo, di tutti tranne il padre di Branko, che gli nasconderà le origini Rom. La rivelazione avviene quando il figlio ha ormai trent’anni, e lo spinge alla vendetta, con una pistola contro il vecchio Caino immobilizzato ormai su una sedia a rotelle. Ma il figlio di costui promette un’ulteriore vendetta, eseguita a tradimento con sette coltellate. Mentre la vita del protagonista fugge definitivamente, nel freddo di un obitorio, in un ultimo, inaspettato flashback appare finalmente il Grande Circo: i bambini avevano aperto gli scatoloni e con i costumi e i pochi resti degli attrezzi scampati avevano colorato di sogno di splendore una vita marginale.
Scatta la magia del teatro, che solo con la voce, con pochi gesti, segni, musiche, riesce a ricreare un mondo intero, gli scontri, gli odi, l’esaltazione e la maledizione della differenza, la sua umanità e quel barlume di felicità che qualcuno chiama bisogno di un mondo diverso. Con le musiche di David Sarnelli e luci e suoni di Andrea Bondi.
http://boblog.corrieredibologna.corriere.it/2014/01/27/la-magia-del-circo-capovolto/

 

scheda tecnica

Nella nostra area download è possibile scaricare la scheda tecnica e lo schema luci dello spettacolo